La Uno Turbo è una di quelle poche auto, insieme alla Alfa Romeo 75 e la Ferrari  F40, che riescono ancora ad incutermi timore ogni volta che ne incrocio una. Fino ad allora questa Uno versione “incazzata” l’avevo vista a qualche raduno e, ovviamente, in centinaia di post sui gruppi Facebook, dove ne avevo sentito parlare fino allo sfinimento.

C’è chi la ama e chi la odia con tutto se stesso, ma si sa, che la maggior parte di questi “chiacchieroni da tastiera” non ci ha mai fatto un giro e basa le proprie opinioni sempre sul sentito dire.

Francamente, non mi piace farmi influenzare dalle sentenze altrui e, quando si tratta di auto, certe cose bisogna provarle prima di dare un giudizio (come col cibo o le donne per capirci). La Uno Turbo è stata una delle prime auto che ho “scoperto” 3 anni fa, quando dopo aver preso la patente ho cominciato ad ampliare le mie conoscenze in ambito automobilistico. Ho sempre saputo della sua esistenza, ma non mi ero mai interessato all’argomento più di tanto. Dopo aver letto qualche articolo sulle vecchie riviste di nonno e visto qualche video online, tra cui quelli del buon Davide Cironi, ero rimasto molto colpito da questa “piccoletta”, oltre che dal design (semplice, pulito e che allo stesso tempo riesce a dare alla Turbo quel tocco di cattiveria che la contraddistingue dalle versioni “base”), dalle prestazioni di quel piccolo 1300 da 105 CV.

Fino ad oggi queste auto le avevo sempre viste “da spettatore” ai raduni, ma qualche settimana fa ho avuto la possibilità di sedermi sul sedile del passeggero per qualche centinaio di metri, tempo di raggiungere la location che avevo scelto per fare giusto qualche foto alla Uno di Enzo, referente per il Friuli Venezia Giulia dell’ Uno Turbo Club Italia.

Una volta parcheggiata, posso finalmente ammirarla e fotografarla con calma. Classe 1986, immatricolata lo stesso giorno del mio compleanno, verniciata in “Grigio quartz metallizzato” e minigonne provenienti da una Ferrari 355, le quali, onestamente, fanno pure la loro bella figura sulla Uno. Un altro dettaglio che mi ha colpito sono i fari, che riciclati da una Innocenti Mille, si sposano perfettamente con le strisce adesive che scorrono lungo le fiancate ed attraversano il portellone.

Qualche foto più tardi mi ritrovo seduto dietro il volante a fotografare il quadro strumenti digitale. Da amante di quelli analogici, non posso altro che rimanere affascinato da tutte quelle lucette e quei numeretti. Devo ammettere che non mi aspettavo un abitacolo così spazioso e con una bella posizione di guida. Gli interni, salvo fatta eccezione del cruscotto, sono di una spartanità disarmante, ma a chi servono lusso e comodità varie su un’auto del genere, dove per divertirsi bastano sempre e solo un volante, 3 pedali, una leva del cambio e avere due palle di tutto rispetto ?

Sulla strada del ritorno Enzo ha osato un prima-seconda di quelli che ti schiacciano contro il sedile. Per qualcuno potrebbe non rappresentare chissacchè questa esperienza, ma per un appassionato come me, invece, pure un giretto sul sedile del passeggero o la possibilità di sedermi alla guida da fermo significano tanto e mi emozionano ogni volta. Non potevo non uscire dall’abitacolo col sorriso da un orecchio all’altro. Ora però mi toccherà seriamente guidarne una per capire se mi piace davvero.

Posso ritenermi già ampiamente conquistato da questo petardo degli anni ’80, quindi direi che siamo proprio a buon punto.

Servizio a cura di Federico Delami per Uno Turbo Club Italia.

Trieste 13 gennaio 2019

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